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L’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo (OEA) ha pubblicato il report Mapping of film and audiovisual public funding criteria in the EU. Lo studio ha esaminato oltre 800 schemi di fondi pubblici per il cinema e l’audiovisivo sia nazionali che regionali.

Tra i requisiti più richiesti ci sono, innanzitutto, quelli legati all’aspetto culturale dell’opera. Secondo il programma Cinema Communication del 2013, infatti, gli Stati membri hanno “l’obiettivo culturale fondamentale di assicurare che le culture nazionali e regionali e che il potenziale creativo siano espressi nei media del cinema e della televisione”. Per raggiungere tale obbligo due sono le strade percorribili. La prima è quella del “profilo culturale“, che consiste nell’imposizione di condizioni di ammissibilità obbligatorie ed è lo strumento più comune, rinvenuto nei fondi di 18 paesi. L’altro metodo è quello dei “test culturali” che possono assumere diverse forme. Per poter beneficiare del sostegno, il progetto candidato deve o essere conforme a un minimo di condizioni (troviamo questo meccanismo nei bandi di 11 paesi) o raggiungere un numero minimo di punti secondo una scala di valutazione predeterminata  (è il sistemo previsto per i fondi di 7 paesi).

Sono, poi, piuttosto comuni criteri di concessione relativi al budget di un progetto. Ad esempio, nell’ottica di un possibile sfruttamento commerciale dell’opera, i regimi di alcuni fondi stabiliscono un budget minimo per considerare ammissibile un progetto. Al contrario, rileva l’OEA, un contributo minimo al piano di finanziamento da parte del candidato non è un requisito frequente, ma è comunque più facile rinvenirlo nei fondi per la produzione (20,1% dei casi). Per citarne solo uno, in Italia l’IDM Film Commission stabilisce un contributo minimo del 5% da parte del produttore. Più raro trovarlo nei bandi di supporto alla distribuzione (19% dei casi) e alla preproduzione (solo il 10%).

I fondi cinematografici e audiovisivi seguono in modo rigoroso le regole stabilite da Cinema Communication in merito all’entità massima dell’aiuto. Di fatto, questo è uno dei criteri più frequenti, presente nel 75% degli schemi esaminati (ben l’80% per quelli di sostegno alla produzione). Come regola generale, il finanziamento erogato a ciascun progetto non può superare la soglia del 50% del budget di produzione, ma la percentuale può salire fino al 60% per una coproduzione internazionale e fino al 100% per le opere qualificate come “difficili” (ad esempio perché girate in una lingua appartenente ad una minoranza o perché trattano temi particolarmente delicati).

Circa la metà dei modelli di finanziamento stabilisce, infine, una spesa minima obbligatoria nel paese/regione che eroga l’importo assegnato, come sottolineato dall’OEA. I criteri di ripresa sul territorio sono in generale più rari, ma abbastanza ricorrenti per i fondi regionali. A titolo esemplificativo, nel caso della Regione Emilia-Romagna Film Commission, è richiesto un minimo di 6 giorni di riprese nella regione.