La fusione Paramount-Warner Bros. Discovery è la più grande operazione di fusione e acquisizione nella storia recente dell’industria dei contenuti. Resta congelata da un tribunale federale californiano almeno fino al 17 agosto 2026, come riportato da Deadline e Reuters. In gioco ci sono 110,9 miliardi di dollari, il futuro di due tra i principali studi cinematografici al mondo e un possibile riassetto strutturale della filiera distributiva.
Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery hanno annunciato l’accordo lo scorso 27 febbraio con un comunicato congiunto. L’offerta valorizza Warner Bros. Discovery a 31 dollari per azione. Un premio del 147% rispetto al prezzo di borsa non condizionato di 12,54 dollari. Secondo quanto indicato da Warner Bros. Discovery nella comunicazione agli azionisti è la cifra con cui David Ellison ha superato la controfferta di Netflix, che si era aggiudicata inizialmente Warner Bros. con un accordo firmato il 4 dicembre 2025 e poi saltato a fine febbraio, come ricostruito da Reuters.
Il contratto prevede anche un meccanismo di penale, la cosiddetta “ticking fee”, pensato per scoraggiare i ritardi. Dal 1° ottobre 2026 Paramount dovrà versare agli azionisti Warner circa 650 milioni di dollari ogni 90 giorni di stallo. Una cifra che può salire fino a 7 miliardi di dollari se l’operazione non si chiudesse entro il 4 giugno 2027, secondo quanto riportato da NPR e The Wrap. Secondo le stime della stessa Paramount, citate da Reuters, lo stallo giudiziario in corso potrebbe già oggi tradursi in oltre 1 miliardo di dollari di costi aggiuntivi.
I numeri più rilevanti per il settore, però, riguardano gli equilibri di mercato che la fusione ridisegnerebbe. Se l’operazione si chiudesse, il numero delle grandi major hollywoodiane scenderebbe da cinque a quattro, come sottolineato da Euronews Italia. La società combinata arriverebbe a controllare, secondo le stime riportate da Variety e BNN Bloomberg, circa il 27% del mercato di distribuzione dei film ad ampio rilascio. In Europa, il via libera della Commissione UE è arrivato a condizione che Paramount ceda la propria quota nella joint venture di distribuzione United International Pictures, condivisa con Universal, e rinunci per dieci anni ad accordi di distribuzione congiunta con lo stesso partner nello Spazio Economico Europeo.
Il motivo del blocco non dipendono dai regolatori federali. Il Dipartimento di Giustizia USA ha infatti approvato l’operazione a giugno senza imporre condizioni, secondo quanto ricostruito da BigGo Finance. Il fermo deriva da un’azione legale promossa a livello statale. Il 20 luglio 2026, 12 Stati americani guidati dalla California hanno ottenuto un’ordinanza restrittiva temporanea dal giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín, come riportato da CNN Business. La coalizione, di cui l’elenco completo degli Stati è stato pubblicato da Screen Global Production, fonda la propria tesi proprio sulla soglia del 27% di mercato controllato. Questa avrebbe effetti anticompetitivi su sale cinematografiche, operatori via cavo e, di riflesso, sui prezzi al consumo. A rafforzare il fronte del contenzioso si è aggiunta la Writers Guild of America, che con una causa separata sostiene che la riduzione del numero di studios attivi comprimerebbe la domanda di lavoro per gli sceneggiatori. Il 23 luglio la sospensione è stata estesa dal 3 al 17 agosto 2026, come riportato da Deadline e da Reuters, per dare tempo alle parti di definire un’udienza probatoria più strutturata.
Sul fronte comunitario, la Commissione Europea ha approvato l’operazione il 22 luglio 2026, come riportato da Euronews Italia. Riconosce che nei mercati della produzione cinematografica e dei contenuti audiovisivi resterebbero attivi numerosi concorrenti in grado di garantire un adeguato livello di competizione. Le criticità individuate da Bruxelles, dettagliate da Diritto Mercato Tecnologia, riguardano invece la distribuzione cinematografica nei Paesi dello Spazio Economico Europeo, da cui l’obbligo di dismissione della quota UIP. Resta invece aperta la partita britannica. La CMA ha avviato la propria istruttoria il 9 giugno 2026 e deve decidere entro il 7 agosto se procedere a un’indagine più approfondita.
Nei prossimi giorni dunque saranno due le date da tenere sotto osservazione. La prima è il 7 agosto 2026. La CMA britannica dovrà decidere se chiudere la propria istruttoria di Fase 1 o aprire un approfondimento di Fase 2. In questo caso potrebbe durare oltre cinque mesi — come indicato da Deadline— complicando ulteriormente il calendario di chiusura del deal. La seconda, e più decisiva, è il 17 agosto 2026: scadrà la sospensione giudiziaria imposta dal tribunale californiano ed è attesa l’udienza sulla richiesta di ingiunzione preliminare presentata dagli Stati e dalla Writers Guild of America — lo snodo che, secondo l’analisi di The Wrap, determinerà se l’operazione resterà congelata per mesi o potrà finalmente procedere verso il closing.
Credits: Foto di Chris Long su Unsplash

