Secondo un’indagine realizzata da EY Quantitative Economics and Statistics, Hollywood ha registrato un crollo della produzione domestica nell’arco degli ultimi 25 anni, a fronte della crescente scelta di realizzare film e serie televisive nei mercati esteri. Il rapporto è stato realizzato su commissione di una coalizione di sindacati: DGA (Directors Guild of America), IATSE (International Alliance of Theatrical Stage Employees), SAG-AFTRA (Screen Actors Guild-American Federation of Television and Radio Artists), Teamsters, LiUNA (Laborers’ International Union of North America) e delle due Writers Guild of America, Est e West.

Lo studio analizza il periodo compreso tra il 1999 e il 2024, evidenziando come la quota dei budget destinata alle produzioni americane sia passata dal 74% al 42%. Allo stesso tempo, la quota dei film realizzati al di fuori del territorio americano è salita dal 26% al 58%.

Questo fenomeno trova un riscontro evidente nei blockbuster hollywoodiani. Tra gli esempi più recenti c’è Spider-Man: Brand New Day, girato principalmente nel Regno Unito, con Glasgow trasformata per ricreare alcune ambientazioni esterne di New York. Anche Avengers: Doomsday ha previsto gran parte delle riprese tra l’Inghilterra (Pinewood Studios) e il Bahrein.

La tendenza non riguarda soltanto Marvel: The Batman di Matt Reeves è stato filmato prevalentemente in Gran Bretagna, mentre Mission: Impossible – Fallout ha utilizzato location in diversi Paesi, tra cui Regno Unito, Francia e Norvegia. Anche Il Gladiatore II, dove la produzione si è svolta tra Malta, Marocco e Regno Unito. A questi si aggiunge The Odyssey di Christopher Nolan, che è stato girato in diverse località internazionali, tra cui Marocco, Grecia, Italia, Islanda e Scozia, con Malta coinvolta in alcune fasi della lavorazione.

Questi esempi mostrano come i grandi studios americani ricorrano sempre più spesso a infrastrutture e incentivi fiscali esteri. Basti pensare anche all’Italia, dove il tax credit per le produzioni estere riconosce un credito d’imposta fino al 40% delle spese eleggibili sostenute sul territorio nazionale.

Anche la crescita delle serie televisive ha subito una profonda trasformazione con l’avvento dello streaming. I dati mostrano un crollo della quota dei budget destinata alle produzioni americane, dal 94% al 64%. EY evidenzia che lo streaming ha modificato nettamente i budget di produzione, la durata delle stagioni e i modelli di distribuzione, generando una discontinuità tra periodi diversi.

Tra gli esempi più significativi di produzioni televisive girate in Italia c’è Ripley, creata e diretta da Steven Zaillian. La serie è stata prodotta da Showtime e distribuita su Netflix. Le location utilizzate sono Roma e dintorni, Napoli, Venezia, la Costiera Amalfitana, i teatri di posa di Cinecittà e Palermo.

Il mercato, comunque, ha subito una radicale trasformazione nel suo complesso. La spesa annuale per la realizzazione di film è salita da circa 3 miliardi di dollari nel periodo 1999-2001 a circa 7 miliardi tra il 2022 e il 2024.

Nel frattempo, il Congresso sta valutando un incentivo fiscale federale per riportare le produzioni negli Stati Uniti. La proposta prevede un credito d’imposta del 20% sui costi della manodopera americana, estendibile fino al 30%. Secondo uno studio della Motion Picture Association, la misura potrebbe generare 22,1 miliardi di dollari di nuova spesa produttiva entro il 2035, sebbene si tratti di una stima basata su proiezioni economiche.

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